Contesto di regolamentazione e principali impatti per la sostenibilità

La L.42/2010 ha disposto la soppressione delle Autorità d’Ambito territoriale del servizio idrico integrato demandando alle regioni il compito di disporre con legge l’attribuzione delle funzioni esercitate dalle citate Autorità nel rispetto dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza.

Il DPCM del 25 marzo 2011 ha poi prorogato tale cessazione al 31 dicembre 2011 per non bloccare l’applicazione dell’art. 23bis del DL 112/2008. Successivamente sono intervenuti i referendum del 12 e 13 di giugno 2011 che hanno abrogato l’art. 23bis del DL 112/2008 e parte del comma1 dell’art. 154 del codice dell’ambiente ovvero nella parte in cui si prescriveva che la tariffa tenesse conto dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito.
Quest' ultima abrogazione, in particolare, ha messo in seria difficoltà l'attuale meccanismo di finanziamento delle opere infrastrutturali. Le banche, infatti, avranno difficoltà ad aprire nuove linee di credito per  investimenti nel servizio idrico, in quanto l'attuale quadro non assicura le dovute garanzie di rientro del capitale investito.

A questo si accompagna la cronica mancanza di politiche industriali negli ultimi provvedimenti legislativi e il sostanziale blocco delle procedure di finanziamento a medio-lungo termine dei piani d'ambito, che non fanno ben sperare in vista delle possibili sanzioni conseguenti alle procedure di infrazione comunitarie sulla depurazione.
Anche per quanto riguarda l'Agenzia per le risorse idriche creata nel 2011, sono tuttora presenti una serie di criticità. Nonostante i miglioramenti avvenuti rispetto alla prima versione del decreto persistono ancora regole che fanno pensare ad una maggiore vicinanza di questo ente ad una amministrazione governativa. Un'altra forte perplessità  deriva dalla possibilità per l'Agenzia stessa di imporre forti sanzioni agli operatori del servizio idrico. Nell'articolo 10 comma 14 lettera a) è infatti previsto che l'ente in esame possa applicare sanzioni agli operatori fino ad un massimo di 10.000.000 euro senza specificare né il numero massimo di sanzioni ne l'incidenza massima di queste sul fatturato.  

Altri elementi di incertezza derivano poi dalla normativa tecnica di settore che pone numerosi paletti al perseguimento di politiche industriali da parte dei gestori del servizio idrico. Tra questi, oltre alla problematica relativa alla normativa tecnica sul riuso che non ne incentiva il ricorso, è particolarmente rilevante l'introduzione del Sistema di Tracciabilità dei Rifiuti (SISTRI), che ha introdotto, oltre ai nuovi costi di iscrizione, costi organizzativi e appesantimento delle procedure aziendali. Vi sono state differenti diverse proroghe relative all'entrata in vigore del SISTRI, l’ultima delle quali era stata fissata al 9 febbraio 2012 (legge n. 148 del 14 settembre 2011). 

Cosa fare

È indispensabile un quadro di regolazione chiaro, unico e stabile in cui possano essere, programmati gli investimenti del gestore sul lungo periodo. È necessario inoltre che le modifiche delle regole del settore siano pianificate seguendo direttive chiare in un più ampio contesto di programmazione generale di settore. Ciò potrebbe evitare quegli emendamenti dell'ultima ora su "Ieggine" di varia natura, destinati a regolare specifiche questioni legate ad interessi particolaristici, che hanno portato spesso a gravi ricadute sull'operatività delle aziende del settore idrico.

 

Questo settore infatti continua a muoversi spesso sulla spinta di emergenze locali e con difficoltà riesce a darsi una pianificazione globale di lungo periodo, che lo possa mettere in condizione di affrontare quelle che sono le "vere emergenze" italiane come l'adattamento ai cambiamenti climatici già in atto e la scarsa competitività all'estero delle nostre aziende idriche.

 

Per questo, il legislatore nazionale deve impegnarsi a promuovere una normativa stabile che consenta di giungere in tempi certi ad una gestione del servizio idrico integrato a livello di ambito in tutto il territorio nazionale. Appare quindi evidente che un adeguato e stabile quadro ordinamentale, che includa una regolazione indipendente per il settore idrico, oltre a favorire la crescita del sistema delle aziende idriche italiane, potrebbe contribuire a farcrescere una grossa fetta dell'economia del nostro paese; questo, a patto che vengano assicurate non solo le risorse necessarie a garantire l'operatività delle gestioni attuali, ma anche quelle a supporto della ricerca e dello sviluppo che permetteranno alle aziende di superare le sfide del futuro.